Provincia autonoma di Trento
In ogni valle opera una cooperativa

Oggi

Dagli anno Ottanta ad oggi

La cooperazione fu, ed è ancora, innanzitutto risposta ai bisogni delle persone in modo efficiente e secondo metodi imprenditoriali. Nemmeno alle origini del movimento la cooperazione fu una risposta ai soli bisogni materiali delle persone. Nonostante la povertà dilagante degli albori della rivoluzione industriale e la grave crisi agricola che colpì masse ancor più vaste di persone, la cooperazione, fin dal suo sorgere, riuscì a dare risposte a bisogni più elevati di quelli materiali. Essa ebbe l'ambizione di essere sistema avanzato di cambiamento e di miglioramento (don Lorenzo Guetti paragona la modernità della cooperazione a quella del telegrafo e dell'energia elettrica ed Emanuele Lanzerotti parla di "strada nuova" per superare il conflitto tra consumatori e produttori). Dunque la cooperazione fu vista dai padri fondatori come risposta globale ai bisogni dell'uomo.

La scala di Maslow

Accanto ai bisogni di sussistenza e di sicurezza, man mano che si va verso l'alto della nota scala di Maslow, troviamo infatti i bisogni di socialità, di stima e di senso. Le prime cooperative o le Casse Rurali non diedero risposte solo alle necessità materiali di sussistenza per quanto riguarda gli approvvigionamenti o di sicurezza nell'accesso al credito, ma anche ai bisogni superiori, non materiali.

Il mettersi insieme con regole, diritti e doveri sviluppò enormemente la socialità delle persone. Le prime cooperative furono vere e proprie fucine per ritrovare fiducia e stima in se stessi e negli altri (la comunità) e per ricostruire il senso dell'esistenza in un mondo che stava cambiando con estrema rapidità. La Cooperazione fu dunque il catalizzatore di risorse che rischiavano di frammentarsi e disperdersi irreparabilmente. Divenne, quindi, una delle risposte più efficaci per padroneggiare quel grande cambiamento che sconvolse il mondo e i rapporti di produzione e di scambio nella seconda metà del 1800.

Essa fu un formidabile strumento di democrazia e di convivenza sociale per ritrovare i legami tra l'uomo e il suo territorio, tra la gente e il proprio ambiente; antidoto allo sradicamento che le ondate migratorie, causate dalla rivoluzione industriale, avevano introdotto anche nei quieti borghi rurali lacerando famiglie e comunità.

Il sapere cooperativo

In quest'ottica il sapere cooperativo, inteso come patrimonio storico della Cooperazione deve quindi essere valorizzato ed attualizzato. La Cooperazione non va vista come "terza via" tra capitalismo e statalismo (che non fu mai), ma come risposta avanzata di democrazia economica, di sviluppo sostenibile, legato al territorio, basato sui valori e sulla dignità dell'uomo, pure all'interno di un'economia di mercato. Un'economia che non si accontenta del guadagno immediato, della massimizzazione dei profitti dei pochi a scapito dei molti, ma guarda alle generazioni future, accantonando gli utili nei fondi di riserva indivisibili che si trasmettono di generazione in generazione.

Proprio perché le cooperative sono imprese con un bilancio che deve chiudere, quanto meno, in pareggio, esse stanno a tutti gli effetti nel mercato, ma con competenze distintive e con logiche diverse. La Cooperazione può essere ancora uno strumento efficace per padroneggiare il cambiamento. Se confrontiamo con una tabella sinottica (il cambiamento economico; il cambiamento sociale) i cambiamenti economici e sociali del secolo scorso con quelli di oggi ci accorgiamo come il contesto sia profondamente mutato, ma come i bisogni superiori di socialità, di stima e di senso (ammesso di avere risolto quelli di sussistenza e di sicurezza) sono ancora fortemente presenti.

Risposta alla frammentazione

In particolare il passaggio dalla società industriale alla società della comunicazione, dove l'organizzazione dei saperi e lo sviluppo delle conoscenze, non solo professionali, ma anche sociali, diventa determinante, ripropone l'esigenza di combattere la frammentazione sociale e l'esclusione economica. Nell'era delle "reti virtuali", cruciale sarà il mantenimento delle "reti di persone" sul territorio che possono sfruttare le enormi potenzialità dell'Information & Communication Technology, possono al contrario riuscire ad emergere meglio nella vetrina di Internet senza affondare nel mare dell'indistinto. Questi sistemi, anche piccoli, sono più coesi e cooperativi al loro interno ed hanno valori e non solo numeri da comunicare.

Il fatto poi che nel mondo stiano crescendo le attenzioni e le sensibilità verso uno sviluppo economico più umano e più giusto, e stiano aumentando i richiami all'etica anche negli affari (oggi esiste una norma per la certificazione etica delle aziende la SA 8000) dimostra che principi e metodologie cooperative, lungi dall'essere desuete, sono fatte proprie persino dalle grandi imprese di capitale.

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