Provincia autonoma di Trento
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Il Trentino - Alto Adige

La cooperazione in Trentino Alto Adige/Südtirol

Anche molte attività industriali, come quella dell'allevamento del baco da seta, erano legate all'agricoltura che era il perno di tutta l'economia. Si dovette fronteggiare il passaggio da un'economia agricola, a bassa produttività, basata sull'autoconsumo, adun'economia più aperta, di mercato, dove la stessa attività agricola doveva essere orientata verso una maggiore produttività.

Il contadino, che prima produceva solo ciò che era necessario al proprio consumo, dovette imparare a produrre anche per vendere. Questo passaggio tra un sistema feudale ed un sistema moderno di tipo industriale-capitalistico di mercato, fu causa di una profonda lacerazione del tessuto sociale ed economico delle comunità rurali. Fin dai tempi antichi, infatti, le comunità rurali dei villaggi alpini avevano ampie estensioni di terreno, boschi e pascoli, in genere situati in montagna, che potevano essere utilizzati collettivamente.

L'utilizzo di queste proprietà era possibile per tutti "i vicini", cioè per gli abitanti originari del villaggio, ma era disciplinata da "regole" e norme ben precise a cui ciascuno doveva attenersi. Il modesto reddito dell'attività agricola familiare, veniva così integrato dalla possibilità di utilizzare collettivamente i boschi e i pascoli di montagna. Attorno al singolo individuo esistevano legami e meccanismi di solidarietà sociale, che non procuravano certo ricchezza, ma per lo meno garantivano la sopravvivenza, anche se a prezzo di sacrifici durissimi.

La caduta del mondo feudale, che in regione avvenne molto più tardi, rispetto ad altre zone europee, trovò la locale popolazione contadina completamente impreparata ed indifesa nell'affrontare la nuova situazione. L'apertura delle comunità rurali verso un'economia di mercato, dove si doveva produrre anche per vendere e non solo per consumare, e dove si acquistavano i manufatti (vestiti, scarpe, ecc.) provenienti dalle industrie della città anziché tesserli o costruirli artigianalmente, sconvolse la vita economica e sociale dei villaggi.

L'arretratezza del sistema agricolo, il carattere promiscuo delle coltivazioni prive di specializzazione e razionalizzazione, la frantumazione delle proprietà per l'area trentina e il sistema del maso chiuso per l'area tedesca, non permettevano di ricavare dalla terra il minimo vitale per tutti. Inoltre il venir meno di molti dei vincoli di solidarietà sociale e dei diritti collettivi del passato, posero i singoli e le famiglie di fronte alla dura necessità di prendere la via dell'emigrazione per trovare una fonte di lavoro e di guadagno. Accanto a tutto ciò, gravi calamità naturali colpirono l'agricoltura. Due disastrose alluvioni, l'una nel 1882, e l'altra a distanza di pochissimi anni, nel 1885, si abbatterono su paesi, case, campagne. L'acqua ruppe gli argini, provocò frane, erose terreni, distrusse coltivazioni e stroncò anche molte vite umane. Nello stesso periodo si diffusero nelle campagne, attraverso l'importazione di piante americane, malattie fino allora sconosciute. La peronospora, la filossera, l'oidium, la crittogama, l'acaro, la tortrice uvana, ecc. distrussero la produzione di intere annate agricole colpendo le patate, l'uva, la frutta, i raccolti in genere della terra.

Di fronte ad esse il contadino non sapeva come comportarsi e, spesso per diffidenza, rifiutava i nuovi trattamenti chimici e le necessarie innovazioni. Anche il bestiame venne colpito dall'afta epizootica che è una malattia molto contagiosa che azzoppa gli animali. Fu colpito anche l'allevamento del baco da seta, che era una delle principali fonti di reddito per la famiglia contadina. Infine, con la perdita da parte del regno austrungarico, del Lombardo-Veneto (1859-1866), la regione si trovò a passare repentinamente da territorio centrale della parte sud occidentale dell'impero a territorio di confine. La chiusura degli sbocchi commerciali verso sud provocò notevoli disagi per le popolazioni.

In particolare ci fu un rincaro dei prezzi, soprattutto dei cereali, di cui la regione era fortemente deficitaria. Esiste quindi uno stretto legame tra cooperazione e cambiamento. Anche il cambiamento di alcune direttrici di traffico verso il fondo valle, ad esempio la costruzione della ferrovia del Brennero (1866), isolarono i territori di montagna, dove prima passavano le vie di comunicazione attraverso i passi, e portarono ad un abbassamento altimetrico della popolazione; fenomeno questo che si accentuerà sempre di più con il passare degli anni fino ai nostri giorni.

Se allora, infatti, due terzi della popolazione locale abitavano al monte, cioè in territori sopra i trecento metri sul livello del mare, oggi i due terzi degli abitanti risiedono invece sul fondo valle. Per far fronte a questa situazione di crisi, di emigrazione e di disgregazione sociale, nacquero le prime forme di unione, di solidarietà e di associazionismo. Esse furono le Società di Mutuo soccorso che assistevano i soci in caso di malattie e infortuni con assicurazioni e previdenze; le Società Agrarie che riunivano i produttori agricoli allo scopo di promuovere e migliorare l'agricoltura. Nel 1882, divenne operativo il Landeskulturrat (Il Consiglio Provinciale dell'Agricoltura) con le due Sezioni di Trento e di Innsbruck che furono i principali organismi di supporto allo sviluppo e alla rinascita dell'agricoltura regionale.

Non secondario fu anche l'appoggio del governo austriaco a queste realizzazioni, in particolare con le leggi del 1867 sul diritto di associazione e del 1873 sull'istituzione dei consorzi economici a garanzia limitata e illimitata. Su queste basi, a partire dal 1889, fu fondata la cooperazione sudtirolese e dal 1890 la cooperazione trentina. I pionieri della cooperazione erano uomini impegnati nel sociale, eticamente motivati e aperti all'innovazione come Julius von Riccabona e mons. Greuter in Sudtirolo e don Lorenzo Guetti ed Emanuele Lanzerotti nel Trentino. Il professore viennese Gustav Market fu l'esperto incaricato di rinnovare l'insegnamento in agricoltura.

Proprio tramite i docenti delle "cattedre ambulanti" le idee cooperative si diffusero capillarmente in tutta la regione. Già nel 1900 si contavano nel Tirolo Voralberg ben 367 tra Casse Rurali e Raiffeisenkasse, 63 Konsumvereine (cooperative di consumo) e 24 Werkgenossenschaften (cooperative artigiane) oltre a numerose Kellereigenossenschaften (cantine sociali), Sennereigenossenschaften (caseifici Sociali) e alle prime Elektrizitatsgenosseschaften (consorzi elettrici cooperativi).

La cooperazione diventava così sistema, essendo presente in tutti i comparti dell'economia regionale. Alla fine del 1900 nel Trentino c'erano 105 Casse Rurali, con 8.000 soci, 135 Famiglie Cooperative, con 20.000 soci e un volume di affari di 40.000.000 milioni di corone.

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